Elucubrazioni mentali di un fotoreporter italiano distratto.
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Ho atteso che le parole interrompessero il silenzio di un giorno cupo, privo di sole. Ho atteso sorrisi e sguardi sinceri oltre qualsiasi memoria ho aspettato e continuerò ad aspettare il colore della paura che non voglio immaginare che non so dimenticare qualcosa che non ho per tutta la vita.
Ho guardato con attenzione i tuoi occhi,
solo tre metri sopra il cielo,
e di li a volare troverò le parole..
per continuare a sognare.
Facile non è sentire il lento morire
se conta..non ascoltarmi soffrire.
Prendo la SAP. No devo andare a ponte Mammolo: la chiamo.. cosa le dico,...oppure prendo il treno; si prendo il treno vado a Tiburtina riprendo la metrò d’accordo…no… poi i cinque kilometri dalla stazione a casa di Lei come li faccio con l’autostop?. La chiamo… verrà sicuramente a prendermi con la Fordmetallizzata.. no questo disturbo non lo ritengo corretto devo raggiungerla ovunque sia e comunque sia e in qualunque modo.. sono qui.
Mi ritrovo in macchina. Ho noleggiato una punto bianca fiammante all’aeroporto, sono sulla Tiburtina tra poco sarò da lei. Via Casal Bianco, questi cellulari moderni, a volte sono eccezionali.. non c’è molto traffico arriverò presto. Eccomi, ed adesso? Chissà dove si troverà..cosa farà e che emozioni riceverà inizio ad essere emozionato. Anche scrivendo ne percepisco, l’attenzione. Capita perché? Sarà il profumo della vita? No non lo so. Mi fermo al bar Scardini, Starà da queste parti…
Sorseggiando il caffè pensavo di chiamarla dicendole chissà cosa , "mi trovo a Selinunte", ed invece ero dietro l’angolo, guardavo con la coda dell’occhio la via Roma, ma le attese erano vane..
La chiamo. Arrossii nel sentire la morbidezza delle sue parole, la gentilezza forava il cellulare che tenevo delicatamente in mano era profonda l’attesa. “Dove sei?” Un tuffo al cuore. “Sono qui.”
“Qui dove?” “Da te.” “ Da me?” Nell’attimo di riflessione ebbi un flash di memoria.. “vorrei che tu fossi qui!”. Rimasi qualche istante in silenzio, colpito dall’emozione; non mi capitava da tempo tremare per l’emozione eppure tutti nel bar mi guardavano ammutoliti ed io con la mente altrove immaginavo lei ascoltandola in silenzio. Ma dove sei? (Segue..)
Vorrei risponderti con il silenzio di chi lascia le parole per dar forza alle emozioni, di chi cerca oltre e sa che rispondere non è un sogno ne un'illusione, ma una forza della natura che non ha ne confini ne incertezze.
Della tristezza ne ho fatto un'amica con cui condividere momenti d'ombra, che spesso mi fanno compagnia.. non ho nascosto alcun peccato adesso... non lasciatemi andar via..
Non chiedermi perché la tristezza mi colora il viso di malinconia non chiedermi perché questa musica non mi porta da te non ho che un soffio di vento e pochi sogni per seguire questa strada lungo il mare della sera che dove curva il fiume non trova pace.
Non chiedermi perché continuo ad aspettarti perché non troverò risposte non chiedermi perché continuo a fumare, a morire, a sognare non chiedermi perché i tuoi capelli sul viso mi fanno impazzire perché non li ho....
Perchè talvolta guardandomi allo specchio non mi riconosco mai uguale a ieri. Eppure sono sempre io o e forse la mia anima dispersa che decide di cambiare idea ogni giorno
La distrazione lo travolse guardando i meravigliosi luoghi della bella Sicilia le splendide spiagge, il mare blu stampato per le mura della sala di aspetto. Essilo avvolsero in un sogno, un sogno fantastico come un albergo a 5 stelle dove la colazione puoi seguirla in camera a qualsiasi ora della mattinata.. con calma.
L’attesa si esaudì in un istante presentando il biglietto di imbarco e il documento di identità: “ Buon viaggio signore!” Grazie”,rispose sorridente alla signorina simpatica che lo aveva chiamato all’imbarco. In un baleno era sull’aereo.
Nonostante il breve tragitto si trovo a Roma. Roma città aperta, Roma capitale, Roma dai mille volti. Lui a Roma. Era stato già nella capitale tante volte, ma ogni volta ricordava sempre la prima. Il volo sul Hercules C 130 dell’esercito a costo di un caffè. Il rumore assordante la mancanza di pressurizzazione ed il film Airport 70.
“Avròfatto male a partire di fretta”.. “forse era meglio pazientare un po”..Continuava a pensarci camminando per Roma, “dovevo partire domani”. Avrei avuto più tempo per riflettere,avrei avuto..
No ho fatto quello che sentivo ed ora sono qua. Ma qua dove. Ma cosa ci faccio io a Roma? Perché sono a Roma, Roma …se tutte le strade portavano a Roma di certo mi trovavo li.
Camminando sentivo il cellulare nella tasca della giacca battere contro il cuore ed il sistema vibrante portava lo stesso ad una aritmia dolce palpitante sincera; ma era la fretta di arrivare che abbandonava tutti i pensieri era l’emozione di vederla, sentirla, toccarla… Mi giravano le auto a rallentatore attorno e le persone passavano distratte e non mi rendevo conto che camminavo in mezzo alla strada dentro una nuvola di profumo di rose, altro che rose mi decisi a comperarne tredici, mi sentivo ridicolo, e mi chiedevo se ero io o non ero io.. ero io. La sua immagine riflessa nella mente ...lei bella emozionante , mi restava nella retina ogni qual volta chiudevo gli occhi e la sognavo.
Con un bellezza senza pari, semplice come il colore del sole appena alzato…
Vado in treno o in autobus? Deciderò strada facendo. (segue..)
So che lungo i miei sentieri non troverò le tue parole so che il vento non lascerà tregua che al destino so che questo pioggia continua ad abbracciarti senza fine.. vorrei rinascere ancora una volta per sognarti da vicino la nebbia lungo i tuoi fianchi, non sa di ciclamino
l silenzio non ha colori quando oltre non trovo te ad aspettarmi tra il profumo della vita che passa e quel senso di solitudine che tiene compagnia dove la musica forma note di pianto che non so capire.
Il silenzio non ha colori quando non incontro i tuoi occhi quando non sfioro le tue labbra, quando cercandoti attorno sogno ne, le parole, senza di te possono dipingerti così bella come sei.
Ascolterò le tue parole come sempre...
dolcissime, come piume che svolazzano al vento...
Mi lascio accarezzare dalle tue melodie come sempre...
dove ogni strofa racconta di te e del tuo essere...
Verrà il tempo che ti parlerò di me...
verrà il tempo che gocce d'acqua non saranno più pungenti sul mio corpo...
ma docili carezze.
Ti ammiro per quello che sei...
per quello che riesce ad esternare.
Sono fiera d'esserti amica...dolce notte.
E tu fratello perché mi stai guardando negli occhi dove la tua libertà tesoro.. nei lager nei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame che cosa vi aspettavate di diventare "Onorevoli" ?? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare.. "consigli per gli acquisti" ....bastardi.. Il tuo primo stipendio sarà commisurato all'acquisto dei bisogni che vi hanno sparato in televisione ti senti morire fratello e questi che ti offrono,... un MAGNUM e lo fanno leccare da una ragazza con una lingua da formichiere.. prova a offrirle un "cremino" e guarda dove ti manda cosi hai una paura fottuta ma scherzi e fai finta di niente...e fai finta di niente tuo padre è alcolizzato fai finta di niente tuo padre muore di cancro ..fai finta di niente fai finta di niente cazzo..forse ho l'AIDS fai finta di niente fai l'amore con lei, e fai finta di niente perché non hai più niente dentro niente non ti hanno lasciato più niente dentro ti hanno fottuto ti hanno sbattuto dentro e hanno gettato le chiavi.. chi di noi due era nel braccio della morte fino a ieri io o te? Benvenuti all'inferno fratello.
Fece in fretta. Raccolse le sue cose con calma, guardò l’orologio, le 14,00 prese la borsa fotografica e prese la metrò. Non era certo dei suoi pensieri, non era forse convinto delle scelte, ma una cosa lo affascinava, l’entusiasmo della vita. Correva lo sguardo attraverso il vetro e nulla capiva se non l’immaginario della sua storia, spavaldo, siero sincero e falso.
Le immagini, il panorama non emozionavano la sua mente, continuava a vedere oltre il vetro del finestrino smarrito, fisso, attonito in silenzio. Il treno correva ma il tempo non passava mai.
Voleva già essere la, voleva e lo desiderava, la tra le montagne a cinque gradi di temperatura e lui con la camicia con le maniche corte a cantar vittoria. Lui ad essere presente, Io c’ero, Io sono qua.
Continuava a percepire quel senso di libertà che quasi aveva dimenticato, chiudeva gli occhi e si ritrovava su una collina con le braccia aperte con il vento in faccia a volare. Fu distratto dalla fermata presso l’aeroporto e nella distrazione fece fatica a tornare con i piedi per terra ma doveva partire, Raccolse le sue cose e in un baleno si trovò seduto ad attendere l’aereo, continuava a guardare l’orologio elettronico nel cartellone dei voli e l’orologio, come aspettasse un figlio, una vincita, un amore. (segue..)
Non ho da suonare che con le mani note sbiadite non ho che da cantare nel silenzio aspettando il sorgere del sole che solo mi fa compagnia: è come è è come l'armonia di un volo di rondini è come un assolo di violino è come la gelosia che mi chiude gli occhi bellissima.