Cartata di resche - UIFPW08

venerdì 19 marzo 2021

Continuo indivenire d'ombra

Ti ho sempre amata nonostante il tuo silenzio, e sicuramente ti avrei amata ogni giorno di più se solo fossi stata con me. Non credo ad alcun nume, non indosso la fede, ma nonostante tutto tu eri continuamente percettibile nella tua assenza, forse eri proprio tu l’unica natura divina cui credevo. 
Non saprei nemmeno a cosa o a chi gridare il mio rancore e la mia costernazione per il nostro mancato raggiungimento. Forse ho sbagliato io oppure hai sbagliato tu, ma che senso ha colpevolizzarci? Tu non ci sei, forse sei già esistita o forse dovrai ancora nascere o cosa peggiore non nascerai mai. Probabilmente è solo colpa del tempo, esso ci ha diviso quantunque i nostri pensieri e le nostre speranze continuassero implacabilmente a intrecciarsi in uno spazio a noi sconosciuto. 
Sono certo che in questo istante, se solo ci fossimo visti almeno una volta nella vita, ti guarderei con questi occhi stanchi e spenti, ma indubbiamente colmi d’amore e ancor più innamorati del nostro primo sguardo. 
Se solo mi fossi imbattuto contro il nostro destino, anche solo di sfuggita o per errore, anche in modo lesto e fragoroso quanto un colpo di fulmine, ora ci sarebbe un “noi” nelle mie ultime parole anziché un “tu” immaginario separato da un “io” solitario. Se ti avessi trovata mi porrei delle domande, mi chiederei se nel trascorrere degli anni fossi stato un bravo compagno, se ti avessi reso felice, se fossi riuscito a trasmettere il mio amore per te, rispettandoti, proteggendoti, interessandomi a te, sempre.  
Nonostante il vuoto abbia pervaso gran parte della mia esistenza, il mio ultimo pensiero adesso è ugualmente indirizzato a te, ma avrei voluto rivolgerti l’ultimo sguardo per dar fine a una vita che solo tu potevi renderla valevole e pienamente vissuta. 
Ti ho sempre aspettato. Non ti ho avuta, ma ti ho amata, perché sino a oggi c’ero.L’unico modo per colmare i vuoti e avvicinarmi a te era vagare con la fantasia, a letto m’immaginavo di averti al mio fianco e di poter ammirare ogni mattina il sorgere del sole semplicemente scrutando il tuo volto; così nella mia mente vedevo irrompere dalle tapparelle un sottilissimo pulviscolo, il quale rischiarava i tratti bronzei del tuo viso, percorreva le tumide curve dei tuoi seni e albeggiava lungo le linee avvallate del tuo dorso; io ero lì, ammaliato da tanta bellezza, desideroso di accarezzare i morbidi cappelli che scendevano sulla tua spalla fusiforme e di poterti stringere a me. 
Tuttavia non osavo interrompere il tuo torpore, preferivo piuttosto assottigliare i miei desideri per rispettare i tuoi spazi. Ammetto però, che nel buio della stanza, allungavo la mano per sfiorarti appena, nel modo più lieve possibile, non osavo toccarti, volevo solamente percepire tra i miei polpastrelli quella vaghezza che solo tu riuscivi a riversare. Tutt’al più avrei accarezzato il pesante vuoto. Non eri materia, eppure eri costantemente presente nelle mie giornate...
UNDICIDUE

 

2 commenti:

Irene Z. ha detto...

Caro Maurizio, ti lascio in versi e ti ritrovo in prosa. E che prosa! Un ricordo lunghissimo di un amore atteso e mai giunto. Chi non ha aspettato tutta la vita? Eppure, se solo ci fosse stato dato in dono il potere di riconoscerci...
Un abbraccio lieve e grande.

Sara ha detto...

Entro in punta di piedi...non credo di aver ben capito la situazione ma, wow, quanto amore...
Ti abbraccio..